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mercoledì 18 Maggio 2022
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Capolavoro del Corriere che “resuscita” Sartori per giustificare la linea guerrafondaia

È un mondo bellissimo quello del Corriere dove anche i morti parlano e ci dicono cosa pensare oggi. Persino Omero ci potrebbe dire la sua sull’invio di armi all’Ucraina.

E il Corriere che “resuscita” Sartori

La campagna guerrafondaia del Corsera raggiunge picchi di rara e mistica indecenza. Non bastava Gramellini, non erano sufficienti le banalità di Fontana insieme alle ridicolaggini di Severgnini, ieri sul sito del Corriere è comparso niente poco di meno che un articolo a firma di Giovanni Sartori: sì proprio lui, il grande politologo italiano, conosciuto in mezzo mondo come docente della Columbia University e autore di testi tradotti in numerose lingue.

Sartori come sappiamo è morto nel 2017. E tuttavia la redazione del Corriere ha pensato bene di farlo resuscitare pubblicando un editoriale frutto di ritagli, ricombinati ad uso e consumo del lettore guerrafondaio di oggi, provenienti da due articoli, uno del 2002 e uno del 2013.

È un mondo bellissimo. Un mondo in cui anche i morti parlano e ci dicono cosa pensare oggi. E tutto questo lo dobbiamo alla generosità e all’audacia dei giornalisti che si trasformano in filologi creativi.

Con questa tecnica potremmo far dire quello che vogliamo un po’ a tutti, da Dante a Umberto Eco. Possiamo mandarli tutti in guerra contro Putin. Pensate che culo, persino Omero ci potrebbe dire la sua sull’invio di armi all’Ucraina!

E poco importa che i due articoli di Sartori si riferissero alla guerra in Afghanistan, che tutti sappiamo come è finita con buona pace per Sartori (intellettuale che peraltro ho sempre seguito con scrupolosissima attenzione, nonostante non ne condividessi la posizione liberale).

Resta tuttavia un dubbio. Umberto Eco diceva sempre che i giornali il giorno dopo l’uscita servono solo ad incartare il pesce. Oggi invece con la carta del pesce si fanno i giornali.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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