Raccordo anulare: una storia vera avvenuta durante il lockdown

Ricordate quel titolo classico del cinema popolare italiano anni settanta, molto pecorecccio, Mazzabubù, quante corna ci stanno quaggiù? con uno strepitoso Carlo Giuffrè? L’humus è quello.

Elena Bibolotti, con un breve racconto ispirato a una storia vera avvenuta durante il lockdown, sfiora il sublime e il grottesco col totemico tema delle corna.

Raccordo anulare

Anna lo sa che Corrado è sveglio. Suo marito per certe cose è trasparente, limpido, o forse è che ormai le corna le sente da lontano.

Le successe anche dieci anni fa con la tabaccaia all’Alessandrino, Nicla, quella culona che lo aveva fatto fesso, perché a Corrado basta che gli fai due moine e si crede dotato come Siffredi e ricco come Bezos, e fa follie, lo scemo.

A Nicla comprò un motorino, le pagò l’assicurazione per due anni, come dire che le regalò un anello di fidanzamento. Sfoggiava quel motorino manco fosse una veretta Damiani, su e giù per Monteverde nuovo dove vive la madre di Corrado.

Anna odia la suocera. Mette in testa al figlio certe bizzarre idee e poi lei deve levargliele. Come quando lo incoraggiò a entrare nel giro dei videopoker, che gli fece investire trenta milioni per niente. Ma per fortuna l’odio è reciproco, la suocera pensa che suo figlio avrebbe dovuto sposare una coi soldi, non Anna che gli portò in dote la cucina, la sala da pranzo, la camera da letto e un terreno a Sutri, nemmeno edificabile.

Corrado sta in attesa di sentire il respiro di sua moglie farsi più profondo, così da sgattaiolare fuori dal letto e da casa nonostante lockdown e droni e pattuglie e scappare verso la Tiburtina, lì dove abita quest’altra tipa che chissà dov’è che l’ha trovata, disposta a farsi uno come lui, sovrappeso e senza soldi.

Non è così sbagliato affermare che le donne sono un mistero.

Ecco che il cretino si muove. Nemmeno respira uscendo dalla stanza. Anna serra gli occhi e il cuore inizia a battere più forte, nelle orecchie, nelle tempie, nei pugni nascosti sotto il cuscino. Così rumoroso da temere che lui la possa sentire.

E invece no, per fortuna. Corrado infila le scarpe da ginnastica, prende cellulare e chiavi e mette il soprabito sopra la tuta, quella bella Nike che gli ha regalato a Natale. Chiama l’ascensore.

La donna resta in attesa dietro la porta d’ingresso: la bomboniera di sua sorella, quella del cognato e la loro, che farebbe meglio a gettare via anziché tenere lì a prendere polvere.

Ecco che il portone si richiude.

Anna si precipita a piedi giù per le scale. La Panda l’ha parcheggiata due mesi fa su via Giolitti. Corre. Le ciabatte risuonano nel silenzio post apocalittico dell’Esquilino.

Tasta l’impermeabile: la mascherina ce l’ha, la boccetta di amuchina anche, l’autocertificazione no. E d’altra parte che cosa avrebbe potuto scrivere per giustificare quell’uscita? Esce alle tre del mattino per rincorrere il marito e sorprenderlo con l’amante?

L’aria è così rarefatta che si sente la gente dormire, i loro sogni levarsi dai letti e uscire dalle finestre per impadronirsi della città. Corrado fa con calma. Lo conosce. Due traverse più avanti fa scaldare il motore.

Anche quando fa l’amore suo marito ha bisogno di tempo. Così lei avrà modo di trovare parcheggio sotto casa dell’amante sulla Tiburtina e sorprenderlo in flagranza di reato: lei sotto lui sopra.

Non si sente ridicola sebbene in pigiama e pantofole, né si sente una stalker, come la chiama lui quando appena rincasato gli domanda dov’è stato e con chi, che film è andato a vedere e dove, e perché non ci poteva andare pure lei.

Lui la fa passare sempre dalla parte del torto. È abile nel trasfigurarla da vittima del tradimento a causa scatenante della sua stanchezza, a rovina del loro splendido matrimonio. Ci vuole niente a leggere nel troppo amore un tentativo ben riuscito di soffocamento.

In fondo allo svincolo per Santa Croce c’è un posto di blocco. Tre volanti e mille luci come una discoteca. La Opel di Corrado passa senza problemi nonostante la luce di posizione rotta. Il solito culo. Lui passa, mentre Anna deve accostare seguendo gli ordini, le palette che si muovono e le indicano di fermare a bordo strada.

Lo vede che fugge. Corrado si fa più distante e l’uomo in divisa più vicino.

O forse è soltanto che i poliziotti son per la maggior parte maschi.

Raccordo anulare: una storia vera avvenuta durante il lockdown

 

 

,
Elena Bibolotti

About Elena Bibolotti

Si è diplomata alla Silvio d’Amico. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti. È autrice di "Justine 2.0" (2013, Ink Edizioni), "Pioggia dorata" (2015, Giazira Scritture), "Conversazioni sentimentali in metropolitana" (2017, Castelvecchi), "Io e il Minotauro" ( 2020, Giazira Scritture) ->
View all posts by Elena Bibolotti →