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martedì 17 Maggio 2022
AgoràI media italiani e i russi come gli orchi di Mordor

I media italiani e i russi come gli orchi di Mordor

La rappresentazione dei russi che viene proposta sui media è peggiore di come Tolkien dipinge gli orchi. La verità la sapremo tra venti o trent’anni. Ma la storia la faremo nei prossimi mesi.

Nelle mani del caso e degli orchi

A volte bisogna rassegnarsi. Uno dopo l’altro diventeremo tutti favorevoli alla guerra. Nessuno potrà resistere, perché resistere significa sentirsi dalla parte degli orchi ed essere un orco.

Io non so che cosa sia vero e che non lo sia. Ma la rappresentazione che dei russi mi viene proposta è peggiore di come Tolkien dipinge gli orchi.

Se apro un tg sento che i russi stuprano, torturano i bambini e poi li uccidono. Rimango allibito. Perché torturare i bambini? Possibile?

Io non lo so. So che TV e giornali mi hanno ingannato spesso, tutte le volte che si doveva giustificare una guerra. Hanno ingannato su Timosoara, sul Kossovo, parlando di fosse comuni che poi abbiamo scoperto essere costruzioni dei servizi segreti inglesi, sulle armi chimiche in Iraq, sulle armi chimiche in Siria, sui massacri di Gheddafi.

Non c’è una guerra, negli ultimi trent’anni, che non sia stata giustificata con notizie false, che non sia stata preparata dalla costruzione del nemico, sempre con la stessa tecnica; costruire un mostro privo di ogni umanità, privare l’altro di un volto.

E sempre dai servizi segreti inglesi e americani.
Ma forse stavolta è diverso, forse i russi torturano davvero i bambini. Come posso escluderlo?

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La verità la sapremo tra venti o trent’anni. Ma la storia la faremo nei prossimi mesi.

E io non so neanche dove esattamente si voglia andare, a che cosa si miri. Se i russi sono questi orchi, dare ancora armi agli ucraini significa sollecitare la loro ferocia, istigarli a reagire più crudelmente. E poi che facciamo? Diamo ancora più armi? E poi ancora più morti?

Forse si mira a destabilizzare la Federazione Russa. A fare cadere Putin. Ma poi ci sarà il caos in Asia centrale, nessun controllo dell’arsenale nucleare. La Cina avrà ai suoi confini un paese instabile e potenzialmente pericoloso, e avvertirà maggiormente l’accerchiamento minaccioso degli USA. Come reagirà?

Una Federazione Russa destabilizzata significa che riprenderà slancio l’estremismo islamico, riprenderà vigore il disegno di Erdogan di egemonia sugli Stati turcofoni.

Sicuramente le grandi multinazionali faranno affari d’oro, mettendo le mani sui giacimenti di gas e di materie prime russe, su terreni da cui in futuro, in conseguenza dei cambiamenti climatici, dipende l’approvvigionamento di grano per buona parte del mondo.

Ma quale prezzo si dovrà pagare? Quali rischi si devono correre?

E davvero devo credere che in Russia o in Ucraina poi ci sarà la democrazia, una volta tolto di mezzo l’’Ur-orco Putin? È davvero un problema di persone e non di struttura? E se, come temo, un’eventuale caduta di Putin generasse una guerra civile in Russia tra tradizionalisti e progressisti filooccidentali, avremmo un mondo sicuro e una vita serena?

Che mondo stiamo allestendo per i prossimi decenni?

Io non so che cosa sia vero e falso, ma non so neanche che cosa abbia in mente chi ci governa, se ha un piano o se gioca a caso, alla spera in Dio. Se siamo nelle mani del caso.

E se ci fossero solo orchi?

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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