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mercoledì 28 Luglio 2021
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Breve guida per riconoscere il coatto: l’estetica coatta

Chi e cosa definiamo coatto? C’è un corrispettivo in politica? Continua la nostra breve guida per riconoscere il coatto. Stavolta parliamo di estetica coatta.

Guida per riconoscere il coatto: l’estetica coatta

Esiste un estetica nell’orgoglio coatto? Se pensate che sia un nonsense, vi sbagliate: come ogni dottrina politica, anch’esso ha le sue regole e le sue manifestazioni. Scopo di questi articoli è riconoscere il coatto. Definirlo e tracciarne la morfologia e gli aspetti meta-culturali. È una lotta impari ma che doveva essere affrontata.

La fine giunge quando ci si abbandona allo sconforto, alla rassegnazione e si finisce per seguire un programma televisivo su canale 5, sfiorati dal pensiero che Trump sia un grande statista o che Mussolini abbia fatto cose buone. O si è coatti o non lo si è. Ma, come nei Rinoceronti di Ionesco, alle volte per massificazione si tende a vedere il bello e il gusto anche quando questi è fantasia. La nostra naturale tendenza al sociale ci porta ad accettare talvolta comportamenti coatti come fossero appropriati, giusti e belli.

Proprio per questo, per un osservazione del bello e del gusto che definiscono cos’è l’arte, esiste l’estetica. Questo scritto e dedicato a tutti voi che amate l’Arte nelle sue molteplici manifestazioni e che pensate al bello come ad una prospettiva Nevsky, ad un giusto equilibrio tra il possedere gusto e trasmettere il bello.

Breve guida per riconoscere il coatto l'estetica coatta

Estetica deriva dal greco αἴσθησις che significa “sensazione”.  Estetica è per convenzione la conoscenza dell’uso dei sensi, quello che noi chiamiamo gusto.

Nel  1750 viene pubblicato Aesthetica di Alexander Gottlieb Baumgarten, che la definìsce: Scienza del Bello, delle arti liberali e gnoseologia inferiore, sorella della Logica. Si propone come lo studio dei concetti di Bello e dei criteri di valore delle arti inteso come pittura, danza, musica.

L’estetica è la logica del bello nelle arti.  D. Diderot abbandona questo schema e definisce: il senso estetico è la bellezza, frutto di un rapporto tra l’oggetto artistico e chi lo percepisce con la propria sensibilità individuale. In questo modo “estetico” non è più l’oggetto in sé, ma il “rapporto” tra soggetto e oggetto osservato. Nel Traité du Beau precisa che, per quanto il bello sia soggettivo, esiste comunque un assoluto astratto naturale, al quale si deve tendere.

L’estetica da Kant a Piero Manzoni

Immanuel Kant  rimarca questo concetto e parla di una estetica trascendentale come dottrina della percezione del sensibile. Nella Critica del Giudizio, fonde il giudizio nel gusto, attribuendo al concetto di libero gioco delle facoltà, di un bello soggettivo in cui tende l’uomo e lo differenza da quello naturale che si esprime nel sentimento del sublime. Hegel, con la sua Estetica, riduce l’arte a oggetto ideale, destinato a sublimare nel concetto L’arte diviene percezione dei sensi ed è quindi Estetica e se trasmette un pensiero è bella anche oggettivamente. Bello è quindi qualcosa di indefinibile, di perfetto (sublime), ma astratto. È il fine a cui tende l’artista dotato di gusto*.

Per fare un esempio in un opera che definiamo d’arte, Dante Alighieri, nella Divina Commedia traccia nel XXXII canto il proprio Bello soggettivo, e lo incarna in Beatrice. Mentre giustamente definisce il bello assoluto o naturale nella luce di Dio, che le parole o favella non descrivono. Così la mente mia, tutta sospesa, mirava fissa, immobile e attenta, e sempre di mirar faceasi accesa. A quella luce cotal si diventa, che volgersi da lei per altro aspetto è impossibil che mai si consenta; però che ’l ben, ch’è del volere obietto, tutto s’accoglie in lei, e fuor di quella è defettivo ciò ch’è lì perfetto. (XXXII canto Paradiso 96_105 Divina Commedia).

Thomas Mann nel Doctor Faustus descrive di come Adrian musicista di buone capacità si affascini al Sublime attraverso l’opera di Beethoven, il quale anche da sordo, attraverso i numeri riusciva a scrivere musica e melodie perfette. Ed è per questa sua incapacità del concepire il sublime che venderà l anima al diavolo.

Leopardi invece ha un punto di vista estremamente soggettivo:

Non solamente il bello ma forse la massima parte delle cose e delle verità che noi crediamo assolute e generali, sono relative e particolari. L’assuefazione è una seconda natura, e s’introduce quasi insensibilmente, e porta o distrugge delle qualità innumerabili, che acquistate o perdute, ci persuadiamo ben presto di non potere avere, o di non poter non avere, e ascriviamo a leggi eterne e immutabili, a sistema naturale, a Provvidenza etc. l’opera del caso e delle circostanze accidentali e arbitrarie. (13. Agosto 1820.) Giacomo Leopardi Zibaldone dei pensieri.

Piero Manzoni nel 1961 realizza un opera interessante, Merda D’artista, nella quale trascende il Sublime e sfotte il sistema delle gallerie e delle aste. Il paradosso coatto è che una sua scatola di merda d’artista sottovuoto è stata venduta nel 2009 ad un asta di Sotheby’s per 250mila sterline.

Breve guida per riconoscere il coatto l'estetica coatta

Il gusto nel coatto

Il coatto ama il glamour, il kitch, l’apparire, il distinguersi in un branco (di simili), per chi c’è l’ha più grosso, non il pene, ma l’orologio, l’orecchino, il tacco, la cabeza o collare, il suv.

Il coatto è identificabile in alcuni abiti sgargianti. Il coatto ama l’eccesso, non cos’è ma quanto costa. Ama mostrare come i pavoni. Ama esibire, e ti dirà non noncuranza indovina quanto mi è costato. Questo ovviamente fa il gioco del marketing***.

Il panino con la mortadella o la pasta fagioli e cozze, sono gourmet. Da pasti di campagna e classe operaia a status simbol solo perché c’è scritto gourmet. Se il mondo non avesse i coatti non avremmo imitazioni, patacche e falsi. Non sarebbero necessari.

Il coatto è il contrario del gusto. Il coatto, non percepisce ne il gusto ne la qualità**, non comprende il sublime nell’ arte; di solito definisce l’arte una crosta, o du palle. All’ascolto di Casta Diva, probabilmente riderà mettendo un pezzo di Reggeton di una culona latina, alzerà il volume gridando a palla magari cantando in spagnolo maccheronico ottenendo l’effetto di Alberto Sordi nella versione di un americano a Roma.

Il gusto* (nel dizionario Treccani) è inteso come la capacità profonda di discernere le cose belle e fini, nel senso di eleganza e misura. Dopo averne goduto nei sensi definiamo di Gusto, o con Gusto il complesso delle preferenze, delle scelte e delle tendenze, che ci procurano piacere . Gli orientamenti di un’epoca, in questo caso, sono il gusto e possedere gusto individua il nostro stile. Quando parliamo di gusto si tratta dunque di sensazioni e di un gruppo di fattori che ci influenzano nelle scelte. Cultura, stato sociale, educazione, conoscenza. Ed è su questo aspetto che mi voglio soffermare.

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La qualità

Il gusto non è insito nel nostro Dna, (su Banane e Meloni leggete il capitolo IV) esso ci deriva da osservazione, curiosità conoscenza. È ovvio che se si nasce in contesti salubri, si gode di salute e si ha la possibilità di poter conoscere, attraverso i sensi: vedere, assaggiare, toccare, ascoltare, odorare, cose buone e belle; sarà più facile avere gusto.

Più sollecitate saranno le nostre sinapsi e più emozioni ci suscita, più ci avviciniamo all’assoluto bello, o sublime. Troveremo bello e piacevole tutto ciò che ci rallegra l’animo e ci eleva a quella luce che Dante chiama Divino.

Per questo nelle scuole di arte mostrano gli archetipi agli studenti, i quadri classici, le statue classiche, la materia lavorata, con il fine del Bello e dell’espressivo. Ogni cosa fatta con arte e con il massimo sforzo personale trasmette una sensazione.

Questa trasmissione del principio di Bello si chiama qualità**.  E per quanto sia impossibile per un umano raggiungere la perfezione di Dio, c’è invece una trasmissione di qualità che il personaggio di Fedro ne L’arte della manutenzione della motocicletta” di Pirsig descrive così: Se la qualità c’è, esiste indipendentemente dal tempo e dal successo.

Pirsig stesso avverte: Qualsiasi sforzo abbia come obiettivo finale l’auto glorificazione è destinato a concludersi in un disastro. Aggiunge: Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che stai facendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto. Questo perché le tue decisioni, fatte tenendo conto della Qualità, cambiano anche te. (In meglio Nda.). Non solo cambiano anche te e il lavoro, ma cambiano anche gli altri, perché la Qualità è come un’onda. Quel lavoro di Qualità che pensavi nessuno avrebbe notato viene notato eccome, e chi lo vede si sente un pochino meglio: probabilmente trasferirà negli altri questa sua sensazione e in questo modo la Qualità continuerà a diffondersi.

Quando sento la parola qualità nei contesti odierni ho un fremito, quello è uno dei primi segnali dell’ avere un coatto davanti. Attribuirà la qualità a cose di plastica, a oggetti seriali, dove artigianato, cura e trasmissione di pensiero sono assenti.

In questo senso nell’arte gli esempi sono molteplici.

Breve guida per riconoscere il coatto l'estetica coatta
Andy Wharol

Andy Warhol realizza l’apoteosi del popolare e seriale, prima di Schifano, Cascella o Guttuso. Si cimenta anche in due film Batman contro il vampiro (Ed Wood in confronto è un genio) e l’Empire State Building, un camera fissa a passo 5 interrotto. Lo descrive bene Labranca nel suo libro (op.cit.):  Non è da meno tutta la saga dei film al cinema di Natale che anche fotograficamente oltre per che dialoghi, umorismo, etc. etc. sono inguardabili.

Nella musica ci sono eccezioni coatte che comunque hanno qualità. Non amo particolarmente Cage e l’opera silente. Ma se capita ascolto volentieri gli Iron Maiden. Che tecnicamente non sono meravigliosi e nemmeno troppo geniali ma che trovo fantastici per la trasmissione di emozioni, mi suscitano piacere in fondo. Posso dire anche che senza Wenders non mi sarei mai appassionato a Pina Bausch, ma attraverso il bravo regista ho scoperto il balletto.

Quindi non tutta l’arte è sublime, ma tutto ciò che mira ad avere qualità trasmette un messaggio che possiamo definire Bello.

Sarà vero che Bello è soggettivo ma di sicuro il bello esiste e chi realizza arte mira a trasmettere questa sensazione. Quindi un giusto approccio dell’estetica non è quello della visione della moda o la tendenza, ma un approfondimento della qualità intrinseca dell’oggetto. Per questo non è orribile che si usi l’estetica per l’abbellimento delle signore, che ambiscono ovviamente al sublime, ma dell’uso della parola qualità.

Il roboante uso della parola qualità mi fa orrore.

Vi invito a proseguire questa lettura anticipandovi che l’argomento prossimo sarà il marketing coatto.

E ancora, fermati a pensare un attimo alla condizione di tutti quelli che lavoravano nell’arte con qualità, attori registi e maestranze, musici di qualsiasi genere.

Infine un saluto a Adriano Urso pianista di jazz morto il 14 gennaio mentre faceva il rider per campare.


Breve guida per riconoscere il coatto: Prima parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Seconda parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Terza parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Quarta parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Quinta parte

 

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Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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