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lunedì 24 Gennaio 2022
AgoràBreve guida per riconoscere il coatto: propaganda e neuromarketing

Breve guida per riconoscere il coatto: propaganda e neuromarketing

Chi e cosa definiamo coatto? C’è un corrispettivo in politica? Continua la nostra breve guida per riconoscere il coatto. Analizziamo stavolta la propaganda e il neuromarketing.

Breve guida per riconoscere il coatto propaganda e neuro-marketing

Guida per riconoscere il coatto: propaganda e neuro-marketing

Nel capitolo sulla retorica (capitolo IV) abbiamo affrontato la formazione della logica persuasiva coatta. Nel particolare, vedevamo come citando in maniera veloce una serie di allocuzioni vaghe, confuse, e grazie ad una negazione iniziale, si cerca, alle volte riuscendoci, di convincere l’interlocutore della propria ragione.

Abbiamo accettata per buona la definizione di Corrado Augias di “Retorica del frullatore”, una sequenza di baggianate e slogan esposti con mirata casualità, atti a distogliere dalla logica e dal ragionamento lineare, l’interlocutore. Quasi a nascondere col nero della seppia il predatore. Questa tecnica di cui un noto campione è Matteo Salvini, ha una sua fenomenologia più vasta e variegata ed è meglio conosciuta come Propaganda.

La propaganda è l’attività di disseminazione di idee e informazioni, attraverso un metodo pianificato, si prendono un insieme di tecniche con lo scopo ultimo di creare dei fanatici e fare proseliti.

Presenta i fatti in modo selettivo ed incoraggia una conclusione ovvia a favore della teoria di fede. Usa una specifica dialettica negazionista che produce risposte emozionali al pubblico di riferimento. Solletica in genere la paura e necessita di un’efficace censura delle notizie che potrebbero contraddirla.

La propaganda mira ad esaltare i sogni, i pensieri, i desideri rispetto alla realtà dei fatti. Utilizza simboli che richiamano al popolo, genera slogan semplici e direttamente emozionali. Ogni proselitismo, ogni campagna politica, ogni promozione di un attività o di un prodotto utilizza la propaganda.

Mao Tse Tung e il Libretto rosso

Per non fare torto a nessuno, parlerò di un comunista: direttamente dal libretto rosso di Mao Tse Tung, si legge che il popolo cinese ha bisogno del partito comunista per accedere alla Vittoria finale contro l’imperialismo e il liberismo. Si esaltano i progressi ottenuti e si determina come correggere gli scontenti attraverso la rieducazione. Immagino sappiate bene cosa significa rieducare. Siamo nel 1947 e solo 30 milioni di cinesi su 600 sono comunisti. Il capo politico è l’imperatore, il capo militare Chiang Kai Shek, la Cina è divisa in due.

Mao come se nulla fosse scrive: Il mondo progredisce, l‘avvenire è radioso e nessuno può cambiare il corso della storia. Noi dobbiamo far conoscere al popolo i progressi del mondo e il radioso futuro in modo che acquisti fiducia nella Vittoria. E più avanti: La dittatura democratica popolare ha bisogno della direzione della classe operaia perché questa è la classe più lungimirante e più disinteressata. La classe dallo spirito rivoluzionario più coerente. Senza la direzione della classe operaia la rivoluzione fallisce.

Una lettura del popolo come mandante della dittatura del Partito comunista interessante. Il partito comunista cinese e la sua classe dirigente (che va educata secondo rigidi principi di fede Maoista) è necessaria per l’ottenimento della vittoria del popolo per un radioso futuro. Lo scopo di questa retorica o propaganda è quello di ottenere l’effetto gregge *.

*Effetto gregge: o l’appello alla “vittoria inevitabile” che persuade il pubblico a prendere iniziativa in quanto “tutti lo stanno facendo”, anche quando nel caso è solo il 5% della popolazione. Come sottointeso si legge lo sprone ad “unirsi alla massa”, e chi non ci sta deve essere rieducato.

Il diabolico Arthur Jay Finkelstein

È la stessa tecnica che ha usato Trump durante gli ultimi 10 anni. Forte di un programma televisivo che lo vedeva leader aziendale, uno che non ha mai prodotto alcunché di reale nella vita. Diventa un personaggio pubblico nazionale facendo leva sul sogno smericano di riscatto dalla povertà e la scaltra furbizia dei Tycoon finanziari. Perseguitato dal ministero delle finanze, e dai cattivi, Loro, cioè i giudici americani, si candida prima con i Democratici, e vista la mala parata passa ai Repubblicani per scalare il potere.

La campagna politica presidenziale si avvale dello straordinario stratega Arthur Jay Finkelstein e consiste principalmente nell’applicazione di un metodo di propaganda efficace e provato.

1 – Si determina che non si è da soli ma si è popolo.

2 – Si crea un nemico, loro, ogni cosa per infangarlo è valida.

3 – Si genera un obiettivo di riscatto a cui tendere il motto classico, cioè vinceremo.

4 – Si chiama il popolo all’azione. Armiamoci e partite.

Breve guida per riconoscere il coatto propaganda e neuro-marketing
Arthur Jay Finkelstein

Il 6 gennaio 2021 Trump, dopo oltre un mese dalle elezioni di Novembre, ancora sosteneva che i democratici gli avessero rubato la vittoria. (negazione del successo di Biden). Il fatto grottesco che fosse stato imputato ad un hacker del Teramano ad averlo fatto, non ha scalfito minimamente le fedi del gregge della teoria del complotto (loro in questo caso, sono degli hacker abruzzesi).

Nel 2016, ad inizio mandato, il presidente Trump nella prima conferenza stampa accusa la stampa Americana (tutta) di produrre fake-news. Così, da subito, distanzia i suoi sostenitori dalle notizie ufficiali dei media (fake press). Transitando i suoi sostenitori alle notizie autarchiche che forniva direttamente il suo staff, attraverso i social, abbracciando come vera la propaganda negazionista e complottista a lui fedele. La fake news albanese che Ilary Clinton trafficasse in essere umani e bambini diventava vera.

Sono quindi stati legittimati i canali di comunicazione alternativi, dove era possibile percepire e leggere solo la propaganda di gruppi come i difensori della razza ariana, i Qanon e Proud Boys, cioè quelli che quattro anni dopo tenteranno di prendere con la forza, armi e bombe, la Camera americana. Law and Order, lo slogan di Trump, contrasta con il fatto che il nemico della democrazia americana sono proprio i suoi sostenitori e i terroristi di casa, i Suprematisti bianchi, il Ku klux klan e i neo nazisti della lega Ariana.

Questa cosa però succede anche in Europa. Per l’elezione di Orban e dei sovranisti in genere, si usa la propaganda teorica di Arthur Jay Finkelstein e dei suoi allievi. Il popolo lo vuole. Il male sono loro, in questo caso il nemico è Soros. La strategia attecchisce sulle destre nazionaliste come sull‘alleanza ariana quanto a quella sovranista.

Sovranisti all’italiana

In Italia i campioni sono ovviamente la Meloni e la destra Leghista: in piena crisi economica e sanitaria si vogliono le elezioni perché il popolo le vuole. Ma nessuno per logica vuole elezioni ne tantomeno preoccuparsene. Se le soluzioni sono di salute e Wellfare suppongo che anche topo Gigio sarebbe votato come presidente, se fosse candidabile. Cioè almeno per il popolo (se questo esiste per davvero) i problemi sono altrove non certo nella rappresentanza politica o nella scelta dei sottosegretari.

Governo Draghi Berlusconi si, Meloni no, Salvini nì

Il parlamento italiano per una serie di fattori complessi ma che non stiamo qui ad enunciare, non esprime mai davvero una volontà popolare o almeno è una convenzione accettata che sia democratica. La propaganda politica che è ricca di promesse elettorali, ottiene il consenso, ma non risolve i problemi.

Alcuni esempi di propaganda: Salvini da Ministro degli Interni  mostra i muscoli con le navi dei profughi. È davvero convinto che si possa contenere il problema degli spostamenti delle masse dall’Africa e dall’Asia, con il fermo di 300 profughi alla volta? Questa è ovviamente una domanda retorica. Un po’come i grandi statisti inglesi se pensano davvero di risolvere la crisi economica e finanziaria facendo un referendum isolazionista (o se preferite, la Brexit). Si sono già resi conto che soli non ce la faranno mai.

Brexit: quell’identità monarchica che vale meno dell’Europa

Ogni qualvolta si alza il naso sopra i piccoli interessi personali ci si rende conto che non è possibile curare il proprio orto se i vicini fanno diversamente. Nella storia mondiale non esiste un fenomeno di Utopia nella sfera delle isole felici.

In questo i cinesi sono molto più scaltri, hanno internazionalizzato la loro economia e esportato il loro modo di pensare, cercano continuamente di espandere la loro influenza, ma acquisiscono know how dagli altri continuamente, li corteggiano e li sostengono anche economicamente. Sono lungi da essere Utopia, ma sono talmente fideisti nell’ internazionalizzazione che il loro metodo è molto più efficace del nostro.

Le fake news si basano sull’utilizzo di metodologie di comunicazione appartenenti alle tecniche di propaganda, in grado dunque di persuadere i destinatari del messaggio. In molte di queste tecniche si possono trovare anche falle logiche, in quanto usano argomenti che, anche se a volte appaiono convincenti, non sono veri. Le potete chiamare tranquillamente leggende o false notizie.

Torniamo per un momento all’onnipresente campione di coattitudine Achille Starace: Vinceremo! Spezzeremo le reni alla Grecia! 70 anni dopo ancora in Italia: Ma i Marò?  E allora le Foibe? 

Con pubblicità si intende sia la promulgazione degli atti pubblici, leggi regolamenti e notifiche, sia la forma di comunicazione di massa usata dalle imprese per creare consenso intorno alla propria immagine (brand), con l’obiettivo di conseguire i propri obiettivi. Nella casistica attuale essendo le Company più ricche e agevoli della amministrazione pubblica, con la pubblicità e il marketing sono divenute più propagandistiche e retoriche della stessa politica.

Ma i due confini non sono così semplici.

Il neuro-marketing

Caratteristica della pubblicità è quella di portare a conoscenza delle masse o del pubblico messaggi preconfezionati, a pagamento attraverso i mass-media, con l’obiettivo che il consenso si trasformi in atteggiamenti o comportamenti positivi al brand da parte del pubblico o del consumatore. Ma oggi gli slogan e il convincimento delle masse non si limitano alla promozione e all’acquisto di un  prodotto o servizio: la pubblicità informa, persuade, seduce il pubblico, ma va anche oltre questi obiettivi.

Crea attraverso le emozioni un asservimento a principi e obiettivi simili alla propaganda, causa dipendenza, trasforma il consumatore o acquirente in gruppo in branco o gregge. Si è fedeli al brand, si è asserviti al consumo. Cioè usa il gruppo identificativo nella conferma o piacere.

Utilizza cioè i principi di orgoglio coatto per i propri fini, non sempre etici.

Il marketing è volto alla creazione del valore per il cliente e uno dei suoi scopi è creare un posizionamento della marca (brand) nella mente del consumatore attraverso tecniche come il marketing esperienziale, che abbraccia la visione del consumo come esperienza, in cui il processo di acquisto si fonde con gli stimoli percettivi, sensoriali ed emozionali.

Lo sviluppo di questo, cioè il neuro marketing e le neuroscienze, studiano la risposta senso- motoria, cognitiva e affettiva dei consumatori relativi a prodotti, immagini, con l’obiettivo di determinare le strategie che spingono all’acquisto. Il neuro-marketing raccoglie informazioni in grado di illustrare la logica che sta alla base delle decisioni di acquisto del consumatore e le loro reazioni agli stimoli della promozione.

Due fattori sono intervenuti nel tempo.

Non esiste una editoria indipendente, eccetto strana gente sfigata come noi. Pertanto la pubblicità è molto spesso la fonte primaria di incassi dei mass-media. E come scuola Mattei insegnava, basta poco per avere in mano la politica e perché no la stampa. Vince chi paga. Si dice che i media sia al soldo della politica, io sostengo e non me ne vogliate che sono in mano agli inserzionisti (quindi il consenso e la censura sono miscelati).

La fattispecie e il caso concreto, due strani esempi

In secondo luogo, le compagnie non hanno bisogno di politici locali visto che sono internazionali, come nel caso Bayer-Monsanto, il dividendo azionario supera le cause dei singoli paesi e può risarcire i danni delle cause senza che questo cambi il di alcunché i programma dell’azienda. Una multa di 300mila euro per posizione dominante non può nulla a fronte dei 39 miliardi di fatturato aggregato e 700milioni di dividendo agli azionisti.

Intanto il posizionamento del brand è totale, omnicomprensivo. Ma non sono solo cambiati i riferimenti. Alle multinazionali non interessa più un mercato limitato e settoriale laddove i social e altri media asservono ad un costo molto più basso e soprattutto meno localistico, per lo stesso fine. Pertanto potere e risparmio sia in termini di costi che di scala, facendo del mio consumatore il mio promoter, e per di più gratuitamente.

Se si è bravi si può diventar ambassador del prodotto, comprandolo e convincendo i propri follower, ma non della propria cultura. Laddove l’unico prodotto che hai a disposizione e che puoi gestire sei te stesso, cedi senza accorgertene la tua stessa integrità.

Scrive Zygmunt Bauman:

Le ragazze e i ragazzi che con avidità ed entusiasmo sfoggiano le proprie caratteristiche sperando di attirare l’attenzione e magari anche di ottenere il riconoscimento e l’approvazione necessari per continuare a partecipare al gioco della socializzazione; i clienti potenziali che solo accrescendo la propria spesa e i propri limiti di credito possono conquistarsi un servizio migliore; gli aspiranti immigrati che si danno da fare a raccogliere e presentare note di merito per dimostrare che i loro servizi sono richiesti, sperando che in tal modo la loro domanda venga presa in considerazione.

Tutte e tre queste categorie di persone, apparentemente così diverse, sono lusingate, incitate o costrette a pubblicizzare una merce che sia attraente e desiderabile, a farlo con tutte le forze e ad usare tutti i mezzi di cui dispongono per accrescere il valore di mercato di ciò che vendono. E le merci che sono sollecitati a mettere sul mercato, pubblicizzare e vendere sono se stessi. Sono, al tempo stesso, promotori di un prodotto e il prodotto che promuovono.

Sono contemporaneamente la mercanzia e il suo venditore, l’articolo e il commesso viaggiatore che lo propone (e in tale esperienza si riconoscerà anche qualsiasi accademico che aspira ad una cattedra o a dei fondi di ricerca).

Zygmunt Bauman: “ Consumo, dunque sono”, nella Traduzione di Marco Cupellaro ed. La Terza 2007

Pertanto l’ orgoglio coatto ha trovato nel Marketing e nei social la sua massima espressione, il mezzo e l’ossessione di divenire branco o gruppo o se preferite gregge.

Il suo apice è credi in te stesso, e come diceva Gilbert Keith Chesterton: Credere in sé stessi è una delle caratteristiche più comuni degli imbecilli. Pertanto sarà di questo e della “mucca da mungere” che parleremo nel prossimo articolo.


 

Breve guida per riconoscere il coatto: Prima parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Seconda parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Terza parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Quarta parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Quinta parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Sesta parte

 

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Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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