Breve guida per riconoscere il coatto: l’etica coatta

Chi e cosa definiamo coatto? C’è un corrispettivo in politica? Continua la nostra breve guida per riconoscere il coatto. È il momento di analizzare l’etica coatta.

Guida per riconoscere il coatto: l’etica coatta

Abbiamo sino a qui affrontato l’orgoglio coatto nelle basi strutturali, cioè nell’etimologia e nella definizione di massima.

Al principio fu la luce (Fiat Lux) e subito dopo arrivò Lucifero il primo coatto della storia. Cosa giustifica la coattitudine è un percorso analitico che parte da i fondamentali filosofici della filosofia coatta.

Dobbiamo poi a Corrado Augias la definizione di teoria del frullatore o caos quantitativo frattale di Salvini.

Abbiamo anche visto, grazie agli studi di Francis Crick sul Dna che possiamo dedurre che si possa essere banane, ebrei e Meloni nel medesimo tempo, o perlomeno con il 90% di possibilità, con una base di indefinito che tende allo zero.

Dell’orgoglio coatto abbiamo osservato quindi il suo nascere, lo svilupparsi nel tempo come natura coercitiva, ma aggregante e popolare.

Come ogni dottrina che si rispetti deve avere una sua morale, un suo credo, una sua etica e una sua morale. L’etica o costume, come consuetudine affronta questioni inerenti la moralità umana definendo concetti come il bene, il male, il giusto, lo sbagliato, la virtù, il vizio e infine la giustizia umana.

L’etica o èthos è l’insieme di norme comportamentali soggettive e di valori condivisi che regolano il comportamento in relazione agli altri. In linea di massima è il criterio che permette all’uomo di giudicare i comportamenti, propri e altrui, rispetto ad il bene e al male. Sono regole o norme soggettive che indicano il comportamento nei confronti del sociale. L’etica cerca di dare una spiegazione razionale e logica di essi.

Quindi parliamo di due concetti diversi. La morale coatta è quella che analizziamo più di frequente, mentre l’etica dovrebbe essere un fine universale. Per convenzione si sintetizza l’etica nei principi della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Ma sono in evidente dissonanza con le proprietà coercitive e negazioniste dell’ orgoglio coatto.

Engelhardt (1941-2018), filosofo e bioetico statunitense, è propugnatore di una bioetica laica. Scrive: Una persona gode di uno status morale quando possiede quattro caratteristiche: l’autocoscienza, la razionalità, un senso morale minimo, la libertà.

Il che nega almeno 4 dei 5 punti delle regole del coatto.

  1. Coatto è chi si sforza di sembrare qualcosa che non è ed esercita la forza al fine di ottenere ragione: esercitare la forza (Coatta) laddove la ragione viene a mancare.
  2. Il coatto è alla ricerca continua della vita di gruppo e dei sui simili. Ama le frequentazioni preferibilmente tra pari. Quello dei coatti è un clan che si auto celebra e che si auto promuove.
  3. Ama la negazione, anche della moderazione, e celebra la sua fideistica idea autocefala.
  4. Il coatto vive avvertendo un senso di discriminazione dal resto di una collettività, loro, che lui giudica classista e apatica, passiva alle asperità della vita che solo lui” conosce.
  5. Il coatto deride chi non si massifica al suo pensiero. Non conosce l’ironia, odia la satira che non capisce, non ha modestia.

Breve guida per riconoscere il coatto l'etica coatta

Capita quindi che le parole etica e morale siano usati come sinonimi, ma non è questo il caso. La morale corrisponde all’insieme di norme e valori di un individuo o di un gruppo. Mentre l’etica, oltre a condividere questo insieme, contiene anche la riflessione speculativa su norme e valori generali; ma se il coatto è massa critica, se ottiene il 50% dei voti, se come Mussolini arriva all’80 %, quale etica otteniamo?

Se la morale è singola il coatto si esprime nel gruppo. All’interno del gruppo questo dogma o pensiero è condiviso. Anche se di dichiarata provenienza autocefala, se ripetuto diviene verità e quindi: può considerarsi etico?

Di solito il coatto non considera Loro, gli altri, come un possibile interlocutore ed elude ogni forma di autoregolamentazione. Il che pone L’etica come principio universale fuori ogni discussione. Però esiste o semplicemente può esistere, un etica coatta. E per quanto improbabile ha una sua morale e delle regole. Qualche esempio:

Non fumerò mai l’ultima sigaretta del tuo pacchetto. Le donne sono tutte zoccole esclusa mia sorella, che è una professionista. Vado con le prostitute di colore. Ma non sopporto l’odore dei neri. (Alcune a caso tra le possibili e probabili).

Ma andiamo più in alto gerarchicamente: fresca di stampa è la telefonata di Trump al senatore repubblicano della Georgia per variare a proprio favore i risultati elettorali a suo favore scippando 11000 voti al concorrente Biden.

L'eredità repubblicana, Trump contro tutti

La retorica, di Trump si basa su tre principi cardini: American First, negazionismo e famiglia.

Lui è coerente quanto il frullatore di Salvini: ha la terza ex moglie Slava, un patrimonio immobiliare basato su speculazioni edilizie e un contenzioso con il fisco Usa piuttosto grave. Ora, il nemico degli Stati Uniti sono ovviamente i neri, i nativi americani e gli emigrati messicani (mica gli slavi). Il fisco come l’ha evaso lui è giusto che non lo paghino nemmeno gli altri e i cinesi sono Loro o il male.

Lui è in buona salute e ha sconfitto un virus, il Covid, indipendentemente dal fatto che non credeva che esistesse. Ora è talmente convinto che gli abbiano tolto dei voti da aver chiamato un Senatore Repubblicano della Giorgia per dire di fare altrettanto a danno del suo rivale Biden.

Uno qualsiasi dei lettori di questa rubrica leggendo potrebbe anche ridere. Ma i Proud Boys, il Ku klux Klan, e un’altra serie di elettori del Rust Belt e i secessionisti bianchi americani proprio mentre scrivevo, stava marciando armato per le vie di Washington DC e sapete poi com’è finita.

L’etica qual è? L’etica di un wasp o di un cavaliere del KKK esisterà da qualche parte, sono io che probabilmente non capisco. Il maggiore Forrest e i suoi proseliti sono dal 1865 che piantano le croci infuocate e bruciano afroamericani. Basta appartenere al gruppo per condividere questa etica, a condizione di essere bianchi, protestanti, e anglosassoni, ovviamente.

Non fu da meno da noi il signor Berlusconi:  culi, tette e scoreggie sulla sua Tv e poi in quella statale, in prima serata ( contro la morale del tempo), la gioiosa macchina del fango, la destabilizzazione della magistratura, la corruzione come prassi. L’evasione fiscale non solo come status symbol dichiarata, ma depenalizzata per legge dello Stato (abolizione del falso in bilancio), interessi e collusioni.

Emilio Fede, nome omen, gli è stato fedele sino alla carcerazione, come Verdini, Previti, Salvatore Cuffaro e Marcello Dell’Utri. Non è etica questa ? Finire in galera a testa alta con l’orgoglio coatto come stimolo e l’incapacità di capire il perché. Tra i suoi elettori c’è ancora qualcuno che non sa dove sia il male in questo.

Pertanto concludo nel definire l’etica coatta come una visione autocefala del bene e del male, piuttosto ondivaga; definiamola di Starace* memoria. Per ottenerla il coatto, vista la sua frustrazione dall’essere un escluso dalla morale comune e visto che si sente represso, visto poi che Loro rispettano delle regole e per di più gli impediscono di poter esercitare la sua autocefala Libertà di fare come gli pare, si inventa la sua morale o supercazzola (ad esempio American First o Forza Italia): se le cose vanno male è colpa di Loro.

Su questo si basa la morale coatta: l’esercizio della coercizione della libertà di loro a favore della propria. Una forma di dottrina anarchica dell’aggiotaggio coatto. Più sinteticamente: faccio come cazzo mi pare.

A questo punto vi attendiamo per l’estetica.

* su Starace faremo un articolo a se, visto che non ha fatto nemmeno una cosa buona.


Breve guida per riconoscere il coatto: Prima parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Seconda parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Terza parte

Breve guida per riconoscere il coatto: Quarta parte

 

 

 

Daniele De Sanctis
Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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