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lunedì 7 Giugno 2021
AgoràMazinga contro il coronavirus, Goldrake frena la recessione

Mazinga contro il coronavirus, Goldrake frena la recessione

In un momento di grandi incertezze e di cambiamenti, la soluzione ideale sarebbe il ritorno di Mazinga. La vera storia del gigante d’acciaio.

Sognando Mazinga e non solo

In un momento di grandi incertezze, di cambiamenti, di dubbi su come affrontare il mondo che verrà, che è già qui, oggi, c’è bisogno di sicurezze. C’è bisogno di punti fermi che hanno orientato la nostra vita, per non sentirsi fluttuanti. Per sentirsi a casa.

La cosa diventa particolare per quelli che sono stati ragazzini tra gli anni ’70 e ’80, perché quel tipo di sicurezza porta inevitabilmente a una commistione improbabile.

La soluzione ideale per noi a tutte le incertezze avrebbe questi titoli: Mazinga contro il coronavirus, Goldrake frena la recessione. Geeg Robot accetta il MES

Mazinga contro il coronavirus, Goldrake frena la recessione
Goldrake, Mazinga Z, il Grande Mìzinga

Apologia dei giganti d’acciaio

Sono passati 40 anni da quando Goldrake ha mosso i primi passi in Giappone viaggiando poi per il mondo, cambiando più volte nome. Nei luoghi in cui il suo mito ha trovato maggiore partecipazione, Goldrake ha generato un fenomeno culturale di proporzioni inedite per l’epoca.

L’impatto mediatico di Goldrake in Italia alla fine degli anni settanta ha generato un fenomeno culturale che ancora oggi continua ad essere alimentato attraverso la periodica celebrazione di anniversari, ricorrenze e momenti nostalgici.

Ma soprattutto ha contribuito a plasmare la creatività di un’intera generazione in tutte le forme possibili, dal racconto al brano musicale al cinema.

Ma se Goldrake è stato l’apripista, in realtà, cronologicamente, è stato il terzo super robot ad apparire sulla scena.

Il primo tra tutti i giganti d’acciaio è stato Mazinga Z.

La mente del maestro Go Nagai, ebbe questa folgorante intuizione che cambiò l’infanzia di tantissimi bambini, forse mentre comprava dei dorayaki.

In realtà si narra che immaginò, mentre era imbottigliato nel traffico di Tokio, che la sua automobile si trasformasse in un gigantesco robot per sfuggire all’interminabile coda.

Una soluzione venuta in mente a tantissimi di noi sparsi tra i vari raccordi e complanari della nostra penisola.

La vera storia di Mazinga Z

Il titolo è pomposo e probabilmente i cultori della materia conosceranno già tutto e forse ne sapranno ancora di più, confutando qualcosa , ma per gli altri la vicenda potrebbe essere estremamente interessante in questo breve compendio.

Mazinger Z di Go Nagai esce in versione manga il 2 ottobre 1972 e il primo episodio della versione anime, prodotta dalla Toei Animation, la Disney d’Oriente, sarà trasmesso il 3 dicembre 1972.

L’invenzione di Go Nagai introduce una nuova era nell’animazione, quella della tecnica: il super robot è una macchina scientifica, inerte e controllabile, progettata e costruita dalla scienza dell’essere umano.

Il suo essere in realtà è neutro, la differenza tra i mostri e l’eroe è nella motivazioni di chi le impugna. E c’è il dettaglio disumanizzante della macchina che lo rimarca: il robot gigante non ha le pupille, una caratteristica non così diffusa all’epoca e che da questo momento si imporrà come standard, e che rappresenta l’espulsione dell’ultimo tratto umanizzato dei robot.

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Leggiamo direttamente dal saggio di Jacopo Nacci, “Guida ai super robot. L’animazione robotica giapponese dal 1972 al 1980”.

Il Mazinger Z di Nagai assume tratti estetici demoniaci, come se la sua riduzione a macchina e il controllo potenzialmente totale che su di essa può essere esercitato non facessero che nascondere ancora di più una sua natura minacciosa. Insomma, mentre si riconduce il robot al suo statuto di oggetto inanimato, emerge un’angoscia nuova, ed emerge proprio da questa riduzione del robot a oggetto: è sufficiente guardare la sequenza in cui il Mazinger sale dalla piscina, quando ancora l’Hover Pilder non si è agganciato, per rendersi conto che, fondando il super robot classico, Nagai scopre qualcosa di perturbante.

Dunque il Mazinger Z di Nagai fa qualcosa di più dell’introdurre qualche peculiarità che farà canone: le forme minacciose del suo robot, la mostruosità dei suoi nemici, sfigurati, mescolanza di ferro e carne prima ancora del Tetsuo di Shinya Tsukamoto, nelle continue allusioni sessuali, nella distruzione continua che rimanda a piccole apocalissi.

Le avventure di Koji Kabuto, Mazinga Z e il perfido Dottor Hell

Go Nagai aveva già fatto vedere nelle opere precedenti che era affascinato da quella che è la mitologia greca che lui riesce a miscelare in maniera geniale e paradossale con la tradizione dei samurai giapponesi e dunque la storia di Mazinga affonda le sue radici in questa commistione.

La trama

Il Professor Juzo Kabuto, nonno del protagonista Koji (ribattezzato Ryo in Italia per gli abituali misteri dei nostri distributori), collabora ad alcuni scavi archeologici sull’Isola di Rodi, nel Mar Egeo.

Il suo collega Dottor Hell, con un passato nazista, sopravvissuto alla scomparsa del Terzo Raich (anche questo aspetto si perse nell’arrivo sulle nostre coste) ritrova i mitici colossi di Rodi, che altro non erano che gigantesche macchine da combattimento, i mostri meccanici, e ne prende il comando.

Mazinga contro il coronavirus, Goldrake ferma la recessione
Dottor Hell

Subito dopo elimina tutti gli scienziati della spedizione, tranne Juzo che riesce a fuggire. Nel frattempo all’Istituto di ricerca sull’energia fotoatomica, una nuova fonte di energia potentissima dalla quale si può ricavare una superlega praticamente indistruttibile, il professor Yumi studia i raggi fotonici, per scopi pacifici.

Il Dottor Hell mette su la sua squadra di sgherri: il Barone Ashura, creato unendo insieme 2 mummie, mezzo uomo e mezzo donna.

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Il Barone Ashura

C’è poi il Conte Blocken, ufficiale nazista che viene riportato in vita dal Dottor Hell, che se ne va in giro con la testa staccata dal corpo che fluttua nell’aria.

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Il Conte Blocken

Arriveranno poi il Visconte Pigman, l’incrocio tra un guerriero Masai e un Pigmeo, e il Granduca Gorgon, mezzo uomo su una tigre.

Il professor Juzo, viene ucciso dal Dottor Hell ma in fin di vita consegna a Koji il suo Mazinga Z, un super robot gigante costruito in superlega.

E’ perfetto! con lui diventerai un dio o un demone, questo dipende da te!  Sono le sue ultime parole.

Koji, che aveva già perso i genitori, anche loro vittime del Dottor Hell, è quindi un ragazzino orfano, animato da sentimenti di vendetta più che dal nobile intento di proteggere il pianeta. E anche questo si perderà nell’arrivo sul nostro continente.

La prima battaglia di Mazinga Z

Il primo combattimento contro i mostri meccanici vede un Koji impreparato, salire sul Pilder anzi l’aliante slittante e guidare Mazinga Z con difficoltà contro Garada K7 e Doublas M2, distruggendo tutto e quasi uccidendo Shiro, il suo fratellino.

Lo scontro riporta alla mente le sequenze dei vari Godzilla, che distruggono intere città incuranti delle vite umane che appaiono come formiche impazzite.

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Garada K7 & Doublas M2

In aiuto di Koji arriveranno la figlia del professor Yumi, Sajaka, pilotando il robot Aphrodite A.

Inutile ricordare che per tutti i ragazzi di quella generazione, era quella che lanciava i seni-missili.

C’è poi il goffo Boss, al comando di una banda di motociclisti composta da Nuke e Mucha.

Lui costruirà un robot fatto di rottami, chiamato Boss Robot o Borot che significa appunto “rottame”.

mazinga contro il coronavirus

La serie è molto realistica e Mazinga Z viene costantemente devastato dai nemici in battaglia e ogni volta ricostruito e migliorato.

L’arrivo in Italia

In Italia la prima puntata arriverà sulla Rai il 21 Gennaio del 1980. La serie venne trasmessa fino all’episodio 56 quando fu interrotta definitivamente, tra polemiche politiche e giornalistiche sulla presunta violenza della serie.

Gli episodi trasmessi dalla Rai subirono un forte censura, con dei tagli che rendevano gli episodi brevi e spesso incomprensibili.

Ci sarebbe poi tutta la storia del Grande Mazinga, di Tetzuja e dei mostri di Micene. Ma la conserviamo per la prossima crisi di sistema.

 Mazinga Z: sigla italiana (Galaxy Group, 1980)

 

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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