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mercoledì 28 Luglio 2021
AgoràL'estate sta finendo, per sempre. Finalmente

L’estate sta finendo, per sempre. Finalmente

L’estate sta finendo e stavolta non c’entra il tormentone dei Righeira ma qualcosa che viene da più lontano ma sta accadendo ora, adesso.

L’estate sta finendo, definitivamente.

L’estate come la conoscevamo, come racconto di una nazione e come condizione dell’anima, sta finendo.

L’irruzione del post moderno ha modificato i miti costitutivi dell’estate: il tempo perso e quello goliardico.

Quello perso, da spleen adolescenziale, ciondolando pigramente, annoiati, persi, disadattati al mondo esterno, in fondo invidiato.

E l’altro, di contro, fatto di una mitologia gioiosa, iconica: il mare, gli amori, i tormentoni, i buoni propositi, gli addii, le partite in spiaggia, il calciomercato, i film all’aperto.

L’estate è un mito fondante della storia moderna del nostro paese.

Par di riascoltare le parole di Paolo Zaccagnini in Ecce Bombo, sulla funzione degli anni ’60 nella cultura del paese, ed è applicabile perfettamente all’idea rappresentativa dell’estate italiana:

“Gino Paoli, Pinocchio, Mike Bongiorno, Marilyn Monroe, Altafini, Gianni Morandi, Gianni Rivera. Hanno avuto una funzione negli anni ’60. Ma che stiamo facendo? Ma che sta succedendo?”

È cambiato il tempo in primis. Non quello climatico, proprio il tempo, l’emanazione del dio Kronos.

Ecce Bombo: Ma quando vedremo il sole?

 

Governare il tempo

Il tempo è da sempre un elemento ambito da ogni potere, non per nulla imperatori delle epoche passate, ciclicamente, imponevano riforme dei calendari, ad imperitura memoria del proprio potere.

Il tempo sottratto alla comunità diviene ne più ne meno che una merce, rara, di cui c’è scarsa disponibilità e assoluto bisogno.

E dunque, vittime di questa mutazione, gli uomini per avere tempo libero, magari due settimane ad agosto, occupano tutto il tempo del resto dell’anno.

In questa corsa all’accaparramento del tempo si son ristrette tante cose, compresa l’estate. Così rattrappita da essere ormai solo quello che, astronomicamente è: il Sole, che raggiunge il punto più alto rispetto all’orizzonte e comincia la sua discesa che terminerà poi con l’equinozio di autunno.

Ma la mitologia estiva, i cliché che si portava dietro, stanno cadendo uno ad uno.

L’estate di corsa

Dalla vacanza familiare, che in principio, per i più fortunati, poteva durare l’intero trimestre, si è scesi sempre più nei numeri: il mese al mare, le 3 settimane nella casa al paese natale dei nonni, le due settimane…la settimana in viaggio; ora siamo ai week end da sfruttare rapidamente, per accumulare più esperienze possibili.

Il week end estivo è una corsa contro il tempo, possibilmente da immortalare attimo dopo attimo, sui social, come promemoria per ricordarsi di aver vissuto, in qualche modo.

Foto alla partenza, selfie in auto, al casello, foto del pranzo, la prova costume, il primo aperitivo: un diario pubblico frenetico.

Giovani coppie che divorano tutta la tredicesima per un week end a Charm el Cheik: aperitivo con gli ombrellini ad accoglierli, escursione nel deserto con corsa sugli squat, passeggiata sul cammello, più stanco di loro. Visita al tempio di Luxor con noleggio di aereo turistico.

Tutto in 48 ore più viaggio. C’è bisogno di almeno un trimestre in fabbrica per riprendersi dalle fatiche di una vacanza.

In volo verso il villaggio turistico (Pappa e Ciccia)

 

L’estate dei nostri ricordi

L’estate sta finendo, assieme al ricordo delle città deserte, come la Roma ferragostana di Dino Risi nel Sorpasso, l’epoca d’oro della costiera romagnola, dei vitelloni felliniani, come quella della Capannina di Forte dei Marmi, Sapore di sale, Fred Bongusto, Capri con lo yacht di Khashoggi ormeggiato a largo dell’isola.

Ma anche l’estate dei maxibon tu gust is megl che uan, dei tormentoni estivi cantati in spagnolo improbabile, ritmi dance tremendi e testi a base di baila, chica e corazon.

Con un minimo di affetto ripensiamo persino all’apoteosi del trash: dai Gigi e Andrea anni ’80, ci do che ci do, al Gianluca Vacchi di appena un paio di anna fa.

La fiera del kitch che irrompeva senza decenza, in un carnevale cialtronesco e bonario ma che, raggiungendo il colmo della banalità, lasciava intravvedere un principio di vitalità naturale.

La stagione che vivevamo per dimenticare la vita vissuta e  sostituirla con una simulazione, come fosse un altrove in cui ci si potesse congedare per un po’ senza rimorsi.

Acapulco prima spiaggia a sinistra

 

L’estate sta finendo, w l’estate

Ma negli ultimi anni la mutazione era già in corso. Le immagini del mare hanno cominciato a mescolarsi con quelle dei cadaveri nel mediterraneo, i corpi galleggianti e l’indifferenza festante dei vari Papeete Beach erano l’avvertimento, il presagio alla natura che giocava il suo scherzo epidemico letale.

E la prima estate del covid è un immenso rito di stordimento collettivo che non riesce a dimenticare affatto la propria identità.

L’estate sta finendo e forse è un bene. La riconquista non è più quella delle vacanze ma del tempo. Liberare Kronos dalle catene dei piccoli tiranni in doppiopetto.

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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