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lunedì 29 Novembre 2021
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L’esercizio autoconsolatorio di credere di vivere nel migliore dei mondi possibili

Il passato mostra che alternative sarebbero possibili anche oggi, e i cambiamenti pure, se si uscisse dall’illusione ultraliberista di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Dal blog di Francesco Erspamer*

Il migliore dei mondi possibili

Chi vuole costruire un futuro migliore non ha che da analizzare, giudicare ed eventualmente criticare e cambiare il presente, cominciando proprio con quegli aspetti del presente che malgrado la loro negatività vengano accettati con rassegnazione in quanto considerati inevitabili — che è il modo in cui ogni potere ingiusto e consapevole di esserlo ha sempre mantenuto l’egemonia: facendo finta di essere un destino e non una scelta.

Ai poteri ingiusti e consapevoli di esserlo è sempre invece piaciuta la critica del passato e a maggior ragione la sua cancellazione; perché se diverso dal presente, non importa se nel bene o nel male, il passato mostra che alternative sarebbero possibili anche oggi, e cambiamenti pure, visto che se esistettero o avvennero un tempo potrebbero evidentemente esistere o avvenire di nuovo (notò Nietzsche), identiche o in altre forme, e che la loro realizzazione è solo questione di responsabilità e di impegno.

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Ma è così più facile l’esercizio autoconsolatorio di credere di vivere nel migliore dei mondi possibili, come il Pangloss di Voltaire, sacrificando i valori, gli ideali e la morale (ossia la ricerca del bene) alla mera accettazione di una presunta necessità che molto convenientemente è proprio quella pubblicizzata dai media e a cui siamo dunque abituati, per cui non comporta alcun sacrificio, sforzo o disciplina.

Con piena soddisfazione dei ricchi e degli stronzi (ma loro preferiscono chiamarsi “vincenti”), ai quali va benissimo che tutto cambi rispetto al passato purché resti come è adesso (è la grande intuizione, spesso fraintesa, di Tomasi di Lampedusa).

Ci sono ancora politici e intellettuali in Italia, e forse nel mondo, o anche cittadini ordinari, che osino mettere in discussione il presente malgrado il rischio di venire accusati di essere anacronistici, superati, idealisti, astratti, se non comunisti o fascisti?

Non per tornare indietro, che proprio non si può, ma per immaginare e costruire un futuro differente da quello programmato e spacciato come una realtà da Bezos, Musk, Elkann e i loro tanti servi e ammiratori liberisti e liberal.

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Da Controanalisi.

Francesco Erspamer* è professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill.

 

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