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giovedì, Agosto 11, 2022

Il fatalismo lassista italiano che salva il Governo

L’invettiva del professor Erspamer* contro il fatalismo nazionale verso le avversità che resta il miglior alleato di ogni Governo.

Il fatalismo lassista italiano

La verità è che a un’ampia percentuale di italiani del cambiamento climatico non gliene frega assolutamente nulla e quasi tutti gli altri, pur di non preoccuparsi e fare qualcosa (fosse pure un minimo sforzo per informarsi, organizzarsi, protestare, anche solo andare a votare), hanno scelto la facile scappatoia del fatalismo.

Tanto, quando i 40 gradi diventeranno la norma da giugno a settembre, quando i prezzi dei prodotti agricoli decuplicheranno (e saranno tutti d’importazione), quando l’acqua verrà razionata per metà dell’anno, quando d’estate si potrà lavorare e dormire solo in locali climatizzati, i giornalisti al servizio delle multinazionali che stanno provocando questa catastrofe diranno che è colpa di Putin (o altro mostro inventato nell’occasione).

E se è colpa di Putin la gente è disposta a pagare la benzina più di due euro al litro (e con un po’ di allarmismo in più anche il doppio) benché il greggio di Iran, Venezuela e Russia, sgraditi agli Stati Uniti per motivi ufficialmente molto diversi fra loro ma in realtà perché non disposti ad accettarne i diktat a differenza dei conigli italiani ed europei e di conseguenza strangolati economicamente, sarebbe acquistabile a prezzi stracciati.

Mentre se il Governo avesse aumentato le tasse sulla benzina di 30 centesimi per, mettiamo, rendere più efficiente il riciclaggio dei rifiuti, sarebbe caduto in due giorni.

Bei tempi quelli in cui l’oppio dei popoli erano ideologie complesse e rigorose come le religioni; oggi a drogare i popoli sono i media e a intellettuali e sinistra in genere va benissimo; basta che invochino lo ius soli e la libertà di essere o solo sentirsi quello che si vuole.

Contro ogni guerra: la continuazione del nulla con altri mezzi

* Francesco Erspamer è professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill.

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