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mercoledì 13 Ottobre 2021
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Breve guida per riconoscere il coatto: i coatti nella storia

Chi e cosa definiamo coatto? C’è un corrispettivo in politica? Continua la nostra breve guida per riconoscere il coatto. Questa volta incontriamo i coatti nella storia.

Guida per riconoscere il coatto. Excursus storico

Sarà perché abbiamo più tempo disponibile all’ozio, quel tempo  rubato ad altro tempo tra smart working, coprifuoco e disoccupazioni varie; sarà perché dopo tanto tempo, nel mio caso, ho visto televisione e social più a lungo che in altri periodi storici, ma mai come ora mi è apparsa evidente e preponderante la figura del coatto nella nostra società.

L’ozio sino ad oggi è per me stato sempre un fenomeno positivo, ci permette di estraniarci dal quotidiano e di concederci tempo per la riflessione, lo studio, la creatività. Sarà capitato anche a voi di trovarvi ad accendere la televisione o di guardare un film, di cercare un locale per cenare o di postare o leggere un commento sui social network. Avete notato in uno qualsiasi di questi contesti un aumento della coattitudine e dell’irrazionalità, dell’odio e della rabbia?

Scontri fra titani televisivi sulla plastica di un seno, se rifatto o meno, ricette di hamburger Gourmet (la parola gourmet stessa mi mette l’orticaria), disquisizioni empiriche e meta empiriche su geni, vaccini e biologia genetica, questioni di alta finanza e di politica economica, tutte cose trattate nella stessa modalità e dalla stessa compagnia di giro.

I video di De Luca, i post di Di Maio, le ordinanze (sigh!) della Raggi, l’estrazione a sorte dei commissari per la Calabria, i selfie di Salvini, la Meloni (la Meloni!), Giletti che parla alla telecamera, Cruciani, Mughini, La zanzara, la Pausini, Boris Johnson, Trump…

Breve guida per riconoscere il coatto, i coatti nella storia

Il potere si mostra nella sua più totale inaffidabilità con una classe politica sostanzialmente mediocre, tenuti in ostaggio da burocrati vessatori. Questa serie di fenomeni da baraccone, emblema di una mediocrità finita al potere, è ascrivibile per inter nel concetto di Orgoglio coatto. C’erano anche prima, ma oggi costretto dal contingente per vari motivi compaiono sempre più di frequente in varie e clamorose manifestazioni.

Non solo i coatti hanno assunto una dimensione numerica o percentuale nel mondo da divenire maggioranza, ma hanno conformato e costruito una nuova filologia del potere, nel linguaggio e nella comunicazione. Sono ovunque e ti aggrediscono, sono prossimi al potere assoluto e intendono restarci. Sono attorno a noi con un escalation di commenti spesso fuori tema e profondamente violenti. Una necessità di sopraffare un qualsiasi pensiero.

Al vostro scrivere un commento, una annotazione, una semplice riflessione e nel condividerla, vi capiterà spesso una ineluttabilità dell’arrivo del troll e del coatto di turno che manifesta la sua eccezionale rottura di balle. Ho sintetizzato per brevità alcuni aspetti della guida al riconoscimento coatto. E specifico che la causa di questo incremento esponenziale è la crescita delle potenzialità dei mezzi di comunicazione.

Come già scriveva Bertrand Russel nel 1935: The fundamental cause of the trouble is that in the modern world the stupid are cocksure while the intelligent are full of doubt. (Lasciamo a voi la traduzione).

Orgoglio coatto: sintesi della prima parte:

Nel precedente articolo avevamo individuato dei punti salienti per riconoscere il coatto:

1) Coatto indica oggi chi si sforza di sembrare qualcosa che non è – ed esercita la forza al fine di ottenere ragione. Esercitare la forza (Coatta) laddove la ragione viene a mancare.

2) Il coatto è alla ricerca continua della vita di gruppo e dei sui simili. Ama le frequentazioni preferibilmente tra pari.

3) Quello dei coatti è un clan che si auto celebra e che si auto promuove

4) Ama la negazione totale della moderazione o del semplice pensiero logico.

5) Il coatto vive avvertendo un senso di discriminazione dal resto di una collettività, che lui giudica classista e apatica, passiva alle asperità della vita che solo lui conosce.

6) Il coatto deride chi non si massifica al suo pensiero. Non conosce l’ironia, odia la satira che non capisce, non conosce modestia, se l’apostrofi con la ragione la risposta è che du palle.

Abbiamo visto già l’aspetto linguistico della derivazione di coatto dal latino: coactus, participio passato di cogĕre ‘costringere’

Una giustificazione retorica della cultura coatta si ha ad esempio nel celebre film di W. Griffith che nel 1915 nel suo film “Nascita della nazione”

 

 

Guida per riconoscere il coatto: coatti nella Storia

Il primo e il più grande dei coatti, con super- io spropositato, è certamente Lucifero l’ angelo della luce: incarna il mito del coatto stesso. Angelo o cherubino crede di essere pari a Dio e per questo cade nell’abisso in cui viene carcerato. Diventando il gallo che canta sul covone di stabbio.

Nell’antico testamento Isaia 14 – 12,13,14,15, come poi verrà evidenziato nella tradizione cristiana:

Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!

Essere pari a Dio suo inventore e creatore, un atto di superbia o autostima smisurato, conoscendo il caratterino del creatore, guai a sfidarlo.

Ma c’è un altro personaggio che merita attenzione e ha la somma caratteristica del coatto: Caligola il figlio di Germanico, forse malato di mente, che muore assassinato dai suoi stessi pretoriani.

Breve guida per riconoscere il coatto, i coatti nella storia

Caligola crede di essere una divinità e come tale si comporta, anche senza logica alcuna. Descritto abbastanza bene da Caio Svetonio Tranquillo nella Vita dei Cesari IV paragrafo 53:

Quanto agli studi liberali, aveva poca cultura, ma si applica seriamente all’eloquenza, sebbene avesse la parola facile e pronta, soprattutto quando doveva discutere contro qualcuno. La collera gli forniva le parole e le idee, condizionava la sua pronuncia e perfino la sua voce in modo che nella foga del discorso non poteva star fermo nello stesso posto e si faceva intendere anche dalle persone lontane.

Prima di cominciare un discorso, dichiarava in tono minaccioso che avrebbe brandito il dardo delle sue meditazioni notturne disprezzando a tal punto lo stile ricercato e ornato che rinfacciava alle opere di Seneca, l’autore allora più ammirato. Aveva anche l’abitudine di comporre risposte ai discorsi degli oratori che avevano avuto successo e di preparare l’accusa e la difesa dei personaggi importanti, incriminati davanti al Senato, poi, secondo il rendimento della sua penna, di parlare in favore o contro di loro, e in queste occasioni invitava con un editto tutti i cavalieri a venire a sentirlo.

Quando arriva dinanzi alle coste dell’Inghilterra visto il maroso, lancia un dardo in mare. Tornando a Roma senza bottino dichiara di aver vinto Nettuno la divinità del mare. Cambio della realtà, bipolarismo, ignoranza coperta dalla superbia. Caratteristiche che dicevamo del coatto.

Alle volte il riferimento storico per giustificare le panzane sono addirittura inventate, è il caso della Lega e di Alberto da Giussano che viene indicato come popolare comandante in fieri della lega Lombarda (medievale) ma è un personaggio leggendario del XII secolo.

Breve guida per riconoscere il coatto, i coatti nella storia

Durante la battaglia di Legnano il 29 maggio 1176 l’effettivo capo militare della lega lombarda fu Guido da Landriano. La figura di Alberto da Giussano non è mai esistita.

Ma c’è di peggio perché è esistito realmente: Giovanni Andrea Doria, il nipote omonimo del ammiraglio. Legò ugualmente il suo nome a imprese sui campi di battaglia marini.

Fu infatti sul mare che partecipò dapprima alla sconfitta di Gerba nel 1560. Meglio non fece nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Si lasciò irretire da una manovra diversiva dell’ avversario Occhiali che lo attirò verso l’esterno e quindi si infilò nel varco così creato, tentando di prendere alle spalle il centro dello schieramento cristiano.

Comunque con una buona dose di morti evitabili e la flotta veneziana con la partecipazione del Colonna, si riuscì, malgrado Andrea a salvare la flotta e vincere lo scontro.

Gian Andrea, non possedeva alcuna capacità fu lento e scarso di volontà. Si impose tuttavia per il suo carattere aspro e presuntuoso. Riformò il sistema oligarchico alla guida della Repubblica genovese, mandando in rovina la repubblica Genovese.

Caso di nepotismo incapacità e superbia, con effetti devastanti sulla società del tempo.

Altro cialtrone storico fu Luigi Cadorna; discendente di un’illustre famiglia di militari, divenne capo di Stato maggiore e generale nel 1914 dopo l’improvvisa morte del generale Alberto Pollio e diresse con poteri quasi assoluti le operazioni del Regio Esercito nella prima guerra mondiale.

Ufficiale di grande energia, determinazione e spirito offensivo, rigido e chiuso a consigli e interferenze esterne, continuò per oltre due anni a sferrare sanguinose offensive frontali, le cosiddette spallate, contro le linee difensive austro-ungariche sull’Isonzo e sul Carso.

In questo modo, pur ottenendo alcuni successi locali, logorò l’esercito e scosse il morale dei suoi soldati; sorpreso a Caporetto, dovette battere in ritirata fino alla linea del Piave.

Ritenuto responsabile della disfatta, scarico la responsabilità sui soldati venne per fortuna sostituito dal generale Armando Diaz. Luigi Cadorna rimane una figura indubbiamente coatta.

Le sue strategie sono fallimentari e la spietata disciplina imposta alle sue truppe causarono pesanti perdite e influirono sul drammatico crollo di Caporetto. Cadorna è l’eroe dei burocrati e dei boiardi la negazione totale della responsabilità. .

Guida per riconoscere il coatto: filologia coatta

Viene osservato in uno studio (noto per il rapinatore di banche invisibile al limone) che l’ignoranza genera una sovrastima delle proprie capacità. È il paradosso di Donning-Kruger: l’incapace è portato a sovrastimare le proprie capacità ed a promuoversi come leader.

Mentre chi studia o usa la logica sa di non sapere, il coatto tende ad avere certezze fideistiche autocefale, nelle proprie convinzioni e a disprezzare il senso della logica, la modestia, la conoscenza e la partecipazione.

L’unico scopo è il riconoscimento sociale, nei modi e nell’idea che ha del gruppo sociale.

Il coatto quindi nega la propria inettitudine, surrogando la propria insoddisfazione sociale con la negazione dell’altro, al fine di una fantomatica rivalsa sociale, e ad un merito che ovviamente non ha.

Il coatto tipo attribuisce al fato o alla classe intellettuale o di quelli che perlomeno hanno la capacità di comprendere fatti a loro inspiegabili una fantomatica prevaricazione tesa al disconoscimento dei propri e celati limiti. La classe dominante identificata come casta.

Sono entrati così in uso aggettivi quali: intellettuali, zecche, comunisti, servi del sistema. Ma il più in uso rimane certamente il “Loro”, in un senso dispregiativo.

Il coatto necessita di un paradigma di un univoco linguaggio identificativo. Che esula la conoscenza, ma che sia applicabile in alternativa al termine: “coso”.

Gli vengono in aiuto i media. Nell’arco del tempo i coatti hanno sviluppato un sistema di riconoscimento e di propaganda attraverso la lettura per icone e claim, cioè visiva, semplificata e passiva. Questa conoscenza del nulla o neuroscienza del marketing si è diffusa attraverso la pubblicità, la propaganda e i media in generale, la televisione e il sentito dire.

Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte la renderà vera. (Non è vero che è di Goebbeles ma funziona comunque)

Questi messaggi semplici li aiutano a trovare il gruppo, a identificare verso chi dirigere la rabbia, la frustrazione di non essere primeggianti in nessun ambito.

Questo ha generato nell’arco del tempo, una necessità di avere una giustificazione filosofica. La filosofia coatta o l’impero del Male è una negazione della ragione. Ma sarà l’argomento che tratteremo nel prossimo articolo.

 

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Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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