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giovedì, Luglio 7, 2022

Breve guida per riconoscere il coatto: Megaloman-i

Chi e cosa definiamo coatto? C’è un corrispettivo in politica? Continua la nostra breve guida per riconoscere il coatto. Oggi osserveremo i Megaloman-i

Guida per riconoscere il coatto: i Megaloman-i

Per chi si fosse perso i precedenti appuntamenti ecco le regole di base che caratterizzano l’Orgoglio coatto.

1) Coatto indica oggi chi si sforza di sembrare qualcosa che non è ed esercita la forza al
fine di ottenere ragione: esercitare la forza (coatta) laddove la ragione viene a mancare.

2) Il coatto è alla ricerca continua della vita di gruppo e dei sui simili. Ama le
frequentazioni “preferibilmente tra pari”. Quello dei coatti è un clan che si auto celebra e
che si auto promuove.

3) Ama la negazione, anche della moderazione, e celebra la sua fideistica idea autocefala.

4) Il coatto vive avvertendo un senso di discriminazione dal resto di una collettività, “loro”
che lui giudica classista e apatica, passiva alle asperità della vita che “solo lui” conosce.

5) Il coatto deride chi non si massifica al suo pensiero. Non conosce l’ironia, odia la satira
che non capisce, non ha modestia.

Megalomania coatta

Caratteristica principale del rappresentante coatto è la megalomania. Essere prepotenti, coatti, per ottenere qualcosa è uno dei principi cardine dell’educazione orgogliosamente coatta.

Discendenti da famiglie di diversa natura ed estrazione sociale, la genesi del vero coatto, oltre che nella agiografia biografica che li vede soffrire di pene indicibili, in realtà manifestano sin da piccoli la loro vera natura coercitiva, edonistica e cialtrona.

I veri coatti, naturali, sono dei viziati, mostrano segni di smisurato egocentrismo, senza mezzi termini. Si possono osservare segni indicativi sin dalla tenera età.

Uno dei primi sintomi, studiato in una decina di migliaia di casi, in un campione che va dai cinque agli otto anni, e la loro propensione all’esclusività del possesso del pallone da calcio: “il pallone è mio e ci gioca chi dico io” (anche a costo di rimanere soli); altri più solitari giocando a complesse ricostruzioni storiche dove il pargolo vestito in abiti d’epoca, rievoca la battaglia di Trafalgar in piedi nella vasca da bagno, o in quella di Solferino, altri mandando a memoria il De bello Gallico.

La femminucce tendono invece a farsi iniettare piccole dosi di arsenico all’interno di mele rosse, per essere immuni nel caso di un tentativo di avvelenamento. O facendosi costruire case delle Bambole in scala rapporto 10 mt a 1. Segue un attività canora quali l’urlo di Munch in presenza di oggetti inanimati.

Crescendo il coatto aumenta la dose e il limite valicabile. Le bimbe aumentano le misure dei ninnoli attaccati al corpo, orecchini, tatuaggi e misure del tacco. I maschietti la cilindrata e la vistosità. Ogni attività, compresa l’educazione fisica, è extrema, ed è l’unico argomento di conversazione che potrete fare a tavola.

Il culto di Megaloman

Il culto del sommo Megaloman nasce in Giappone sul finire degli anni 70. Il supereroe parruccone che menava i mostri a mani nude: “Il più famoso degli eroi, super Megaloman”, diceva la sigla di questo telefilm.

Da allora il mito di questo essere si perpetua in ogni fanciullo/a cresciuto a suon di scempiaggini coatte e tutorial su youtube.

Breve guida per riconoscere il coatto: Megaloman-i

Per le signore il prototipo è Pamela Anderson, la prosperosa (sesta abbondante) bagnina di Baywatch. L’apoteosi è sicuramente una puntata dei bagnini del ’95 dove la nostra salva il pianeta, disinnescando una testata nucleare, lasciata sulla spiaggia. Chi non ricorda la scena di lei che corre 20 metri in slow-motion ?.

 

Ora pensate, solo per un momento, ad una situazione tipo e di come potesse essere da boyscout Matteo Renzi. Ai limiti del boschetto con la sua squadra che chiameremo gli ” alligatori” , finito di controllare come gli altri montassero la tenda, guarda Enrico Letta e gli dice: “Al fuoco ci penso io, tu vai pure a raccogliere la legna, – aggiungendo – stai tranquillo”.

La bugia di Renzi si scrive Mes, si legge austerità

O ad un giovane baffettino della Fgci il D’alema detto “il puzzone” che gioca a Risiko con i compagni all’ultimo piano di botteghe oscure: “Invado la KamKhatcha con sei carrarmatini rossi, tira, fa uno, uno, uno, perde. E butta tutto all’aria”.

O come sia venuto in mente a due cialtroni di livello sublime, due cialtroni al quadrato la bufala della “spada dell’Islam” la coppia è ovviamente Mussolini/Starace, roba che manco Gianni e Pinotto . Da questo apice in poi, ma che dire di più imperatore d’Albania? la via è solo una lenta discesa.

L’origine della megalomania italica

Al fine di guadagnarsi il favore degli arabi e di suggellarne l’alleanza, Mussolini, decise di farsi conferire il titolo di protettore dell’islam.

Secondo l’interpretazione del duce, essendo subentrato in Libia il governo italiano al posto di quello ottomano in quanto erede dell’autorità del califfo, il 20 marzo 1937, nei pressi di Tripoli ricevette da Yusef Kerbisc la spada dell’islam durante una sontuosa cerimonia.

Dopo essere entrato a Tripoli fra salve di cannone e alla testa di una schiera di 2.600 cavalieri, il duce ribadì la sua vicinanza alle popolazioni musulmane, garantendo loro “pace, giustizia, benessere e rispetto delle leggi del Profeta”.

Breve guida per riconoscere il coatto: Megaloman-i
La versione originale
Breve guida per riconoscere il coatto: Megaloman-i
La versione ritoccata

Nonostante la propaganda dei media di regime, la cerimonia suscitò ilarità fra la popolazione italiana per via dei suoi connotati assurdi e paradossali. La fotografia dell’evento raffigurante Mussolini in sella a un cavallo, nella versione ufficiale fu ritoccata e pubblicata cancellando il palafreniere, in modo da dimostrare che il duce era in grado di condurre la propria cavalcatura senza l’aiuto di nessuno.

La spada, decorata, dotata di una lama dritta a doppio filo e con elsa e fregi in oro massiccio, era stata realizzata dalla ditta artigiana Picchiani e Barlacchi di Firenze su ordine dello stesso Mussolini.

Ecco,, questo argomento lo porto avanti per quei genitori che si rendono conto di avere un coatto in casa e non sanno cosa fare. Dite di no! evitate che i vostri figli nascano con fantasie tipo invadere la Polonia. O conquistare la Russia. Se li vedete idolatrare Putin o la Kardashian, se le femminucce vi chiedono la plastica al seno a 16 anni.

La soluzione? C’è: menateje! Fatelo prima che sia troppo tardi e ne paghi il fio una nazione!

Come nasce la deriva nel cervello del coatto?

Gli studi per ora non hanno dimostrato un carattere genetico predominante, ma siamo solo agli inizi, sicuramente c’è una predisposizione. Poi parte deriva dal contesto di abbandono e lassismo familiare, una tendenza al troppo acconsentire, a non porre limiti; questi poveri pargoli/e che non mostrano interesse per la cultura per la lettura in genere, si limitano a chiedere ed a ottenere. Pertanto l’imitazione, il falso, le fake news, i taroccati dei media di oggi producono mostri.

Spiegate ai vostri figli che la realtà è altra, che non sta nei social, nei monitor e nella televisione. Insegnategli a leggere, magari obbligandoli a seguire i meravigliosi articoli di Kulturjam, magari comunque ascoltano le hit di Sanremo, ma almeno ci avete provato.

In fede il vostro educato in Siberia.

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Daniele De Sanctis
Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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