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martedì, Luglio 5, 2022

Armi e stragi: la storia americana nel culto della guerra

La storia americana è quella di un paese che si concepisce perennemente in guerra. Una società che ha dimestichezza con armi e stragi e sa elaborare l’atto della morte.

Armi e stragi: Uvalde come Sandy Hooh

Il bagno di sangue in una scuola elementare del Texas a Uvalde è una delle peggiori stragi della storia d’America che riporta alla memoria il massacro di Sandy Hook del 2012, quando il 20enne Adam Lanza aprì il fuoco e uccise 26 persone di cui 20 bambini.

La potente lobby pro-armi NRA si è scagionata da ogni responsabilità, denunciando “l’atto di un criminale isolato e disturbato”.

Ancora più surreale la reazione di Ken Paxton, procuratore generale del Texas, che ha rilanciato l’idea di armare gli insegnanti: “Non possiamo fermare i cattivi dal fare cose brutte. Ma possiamo armare e preparare gli insegnanti a rispondere rapidamente. Secondo me questa è la risposta migliore”.

 

Armi e stragi negli Usa

C’è indubbiamente la fortissima influenza della lobby delle armi. Ma credo che la cultura americana sia pervasa anche da un altro condizionamento.

Gli Stati Uniti sono un paese che si concepisce perennemente in guerra. In quasi tutta la sua storia si è del resto sempre trovato coinvolto in un qualche conflitto.

Una condizione storica del genere richiede un’attitudine sociale particolare. Non parlo di una semplice familiarità con le armi, dico piuttosto una tolleranza del rischio.

Chi si arma può farlo anche solo per praticare qualche sport, ma inevitabilmente è sempre portato ad affrontare anche l’interrogativo sul possibile impiego del proprio strumento per uccidere un altro uomo.

Lo sa bene chi almeno una volta nella vita ha preso un’arma in mano. La consapevolezza di poter uccidere è la prima cosa che passa nella mente di chi prende un arnese dotato di proiettili. E guardate, si tratta di una consapevolezza necessaria per affrontare le più pericolose fatalità, per alzare la soglia di attenzione.

Ecco, senza moralismi o giudizi di valore: una società che ha dimestichezza con le armi, che vive una soglia del pericolo a un livello molto basso è in grado di fare la guerra.

Sa sopportare situazioni psicologiche di fortissimo stress a noi europei ormai quasi del tutto ignote. Affronta la paura in modo del tutto diverso e sa elaborare l’atto di dare la morte.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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