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martedì, Luglio 5, 2022

Armi, bollette e sanzioni: ma quali nobili ideali, amico renziano, facciamo i conti della serva

Non tutti siamo animati dallo spirito di libertà che anima te, amico renziano o ex renziano, o liberal progressista: tra bollette e sanzioni noi aspiriamo ad arrivare a fine mese.

Armi, bollette e sanzioni: i conti della serva

Non tutti siamo esseri elevati, coraggiosi, idealisti, non tutti siamo renziani o ex renziani, gente che notoriamente ha fatto dell’ideale un motivo di vita, una guida sicura. Gente che ha combattuto per la giustizia, contro l’oppressione sindacale, per restituire la libertà ai lavoratori contro le organizzazioni del lavoro, non tutti siamo gente che ha lottato per liberarli dai loro pregiudizi, come quello del posto fisso, delle garanzie, dello stato sociale.

Non tutti siamo animati da questo spirito di libertà che anima te, amico renziano o piddino.
E io, che sono volgare come la gramigna (cit Guccini), insieme a tanti altri amici volgari come me, noi che somigliamo allo Scrooge di Dickens, noi che il renzismo non abbiamo mai potuto farlo nostro a causa della nostra gretta costituzione psichica, del nostro degrado morale, del nostro utilitarismo che sfiora l’indecenza, ecco, noi facciamo i conti della serva, anche quando c’è una guerra facciamo i conti della serva.

Sordi a ogni appello alla grandezza e al coraggio noi siamo ossessivamente angosciati dal fatto che in un anno una famiglia media (e noi siamo così medi, dozzinali, quasi dei furfanti da appartenere alla medietà) spenderà, a causa delle sanzioni, 2.421 euro in più.
2.401 euro svaniti, puff, evaporati dalle nostre tasche.

E la notte non sogniamo più, e non piangiamo per il coraggio dei coraggiosi filosofi (ah, i nostri fratelli) della AZOV, non troviamo tempo per solidarizzare con le loro mogli che hanno fatto il giro delle sette chiese per chiedere salvare la vita a quegli eroi che loro, diciamolo, non volevano salvarsi, perché loro sono discendenti dei vikinghi.

Loro aspiravano al Valhalla, dove avrebbero banchettato con Odino e coi veri dei, soppiantati poi da quella miseria che è il cristianesimo, degno di popoli volgari, come noi in fondo. Ecco, noi non aspiriamo al Valhalla, tanto meno ancora all’aquila di sangue. Noi siamo vili.
Noi aspiriamo ad arrivare a fine mese.

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Lo so, è una meta così gretta da appartenere all’ultimo uomo, ma noi siamo così simili all’ultimo uomo, così piccini, meschini.

Noi vorremmo solo non avere perso l’8% del potere d’acquisto del nostro stipendio. Lo so, siamo gretti, volgari come la gramigna. Ogni 1.000 euro fa 80 euro. Su uno stipendio di 2000 euro fa una discreta sommetta in un anno

Ci toglie il sonno della notte il fatto che se avevamo 10.000 in banca, chi di noi li aveva, ha già perso, svaniti nel nulla, 800 euro in un anno. Chi ne aveva 20.000 ha visto svanire 1.600.

Si amico renziano, tu sei quello che mi ha fracassato le gonadi dicendo che l’uscita dall’Euro avrebbe distrutto i risparmi degli italiani, perché avremmo avuto un’inflazione del…. di quanto? Dicevi, amico renziano dal cuore dorato, che avremmo avuto un’inflazione dell’8%.

E noi che siamo gramigna ora vediamo che, causa delle sanzioni e le nobili intenzioni di te, uomo nobile, di sommo intelligenza, anticomplottista, abbiamo un’inflazione dell’8%.
ma ora non è più devastante. Tu sei come mandrake amico renziano-piddino. Trasformi la tragedia in opportunità in un attimo. E noi ti ammiriamo, ti guardiamo con invidia.

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Ma c’è di più: il tuo eroe, colui che nel tuo cuore ha sostituito Capitan America, la grande guida che eguaglia Gesù Cristo, lo Zelen’skij, costui chiede per ricostruzione futura dell’Ucraina 600 miliardi di euro.
600 miliardi di euro.

E tu dirai di tirarli fuori. Tu, cuore nobile, anima immortale della sinistra che fu, è e sarà, sentiero luminoso, ci chiederai di tirarli fuori, a noi. Tu, che hai massacrato la Grecia per non tirare fuori tre spiccioli, tu che hai minacciato la fine del mondo per impedire l’aumento di qualche euro per le pensioni, tu che urli contro il reddito di cittadinanza.

Bisognerà tirarli fuori. Ma da dove, cuore d’oro e nobilissimo?
ma tagliando la spesa sociale, che diamine, tagliando la sanità, m la spesa per l’istruzione, i servizi, riducendo il personale pubblico.

E poi aumentando un po’ le tasse, o no? magari sui dipendenti, perché sui profitti no che altrimenti si blocca la ripresa.

E poi prendendo a prestito. Così prendiamo a prestito soldi e subito li giriamo agli eroi ucraini, che ne faranno buon uso, non ho dubbi.

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È la stessa classe dirigente ucraina che quei filoputiniani degli istituti di garanzia internazionali giudicarono, nel tempo che fu, la classe dirigente più corrotta dell’universo. Ma la guerra è un lavacro, li ha cambiati, li ha resi più puri della neve.

E poi mandiamo armi, con i soldi della UE, armi che costano, maledizione, perché le armi sono bellissime, ma il guaio è che costano e per comprarle bisogna che gli stati membri della UE contribuiscano, che si tagli da altre parti, o che la UE si indebiti.

E io, solo io ricordo quando tu, oh carissimo il mio renziano, dicevi che il debito pubblico era un debito che gravava sulle spalle dei nostri figli, e mettevi generazione contro generazione (ma tu sei lindo, e lo hai dimenticato, lo so, non per malizia, ma perché tu aspiri solo a cose nobili).

Ecco, ora non è così: il debito che facciamo per mandare armi non grava sui nostri figli, e poi, qui c’è l’ideale, le idealità, i valori.
E niente, noi siamo melma, Scrooge, volgari come la gramigna, non possiamo comprendere le altezze in cui vivi tu.
Ma immagino sia un ZTL il cielo in cui vivi.

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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