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giovedì 19 Maggio 2022
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15 cose che si potrebbero fare con i 9 miliardi di euro che lo Stato pagherà alla famiglia Benetton

15 cose che si potrebbero fare con i 9 miliardi di euro che lo Stato, per riprendere il controllo di Autostrade per l’Italia, pagherà a Atlantia, la società della famiglia Benetton (proprio così: non “che si farà pagare da Atlantia”, ma “che pagherà a Atlantia”). Andiamo a elencarle.

Atlantia, le 15 cose che si potrebbero fare con i 9 miliardi di euro che lo Stato pagherà

 

1) formulare un’offerta per rilevare i 941mila ettari di terre della famiglia Benetton in Argentina

2) acquistare un oligarca russo tra i primi cinque più ricchi, e i relativi beni immobili

3) realizzare un’opera audiovisiva con il montaggio della dichiarazione del 15 agosto 2018 dei vicepremier Di Maio e Salvini “Ritirare subito la concessione ai Benetton” ripetuta per 9 miliardi di volte e distribuirne 9 miliardi di copie

4) lastricare d’oro ogni centro storico italiano, fino a esaurimento fondi

5) darli a Oliviero Toscani per una nuova, straordinaria campagna di comunicazione

6) offrire un caffè a ogni abitante della terra

7) mettere in sicurezza tutte le strade e tutti i ponti dell’Eurasia

8 ) piantumare cipressi lungo ogni strada della terra, un effetto-Val d’Orcia globale che penalizzerebbe, sì, l’unicità della Val d’Orcia stessa, ma che abbellirebbe il pianeta e creerebbe al tempo stesso lo scenario perfetto per un post catastrofe nucleare (pare che una specie di cipresso sia particolarmente resistente alle radiazioni)

9) terminare la metro C

10) dare ai cinesi 8 miliardi e 999 milioni per ricondurre Putin a più miti consigli, o magari eliminarlo, insomma risolvano loro

11) dare ai cinesi il milione restante per trovare un preparatore atletico e dieci psichiatri per l’Inter

12) eliminare per sempre le accise sui carburanti, va bene anche solo una; non dico quella per la ricostruzione post disastro del Vajont (1963) e neppure quella per il finanziamento della crisi di Suez (1956); togliamo solo quella per il finanziamento alla guerra in Etiopia (1935) e tutti contenti

13) aprire un fondo per artisti disoccupati

14) sorteggiare centomila persone e dividere i soldi tra loro obbligandole però a “mollare tutto e aprire un chiringuito in Costarica”, che tutti son bravi a dire e sognare, poi non lo fa nessuno, ecco ora se vieni estratto lo fai per forza

15) tenerli fermi, solo per smettere di dire “non ci sono i soldi”

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Giulio Pedani
Giulio Pedani
Ha scritto su Corriere Fiorentino, Minima & Moralia, L’Indiscreto, Il Libraio, L’Inquieto, Pastrengo, Narrandom. Il suo primo romanzo “L’Iguana era a pezzi” (selezionato per il premio Campiello) è uscito per Effequ nel 2019. È tra i fondatori della rivista culturale Eccetera Magazine.

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